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Quanto sono efficaci le ordinanze emanate dai sindaci? Qual è il passo successivo da intraprendere per potenziare le politiche di sicurezza urbana dei Comuni? A sette mesi dal decreto Maroni, che concede ai primi cittadini la facoltà di emanare ordinanze in tema di sicurezza urbana, sono questi i principali quesiti sui quali si è confrontata la platea dei sindaci giunti a Novara per prendere parte al convegno “Oltre le ordinanze. I Sindaci e la questione della sicurezza urbana”. A moderare l’incontro, al quale ha partecipato anche il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il sindaco di Novara, Massimo Giordano, secondo cui “i sindaci sentivano da tempo l’esigenza di qualche strumento in più per garantire la sicurezza nei loro territori”. Aprendo i lavori, la presidente di ANCI Piemonte, Amalia Neirotti, ha richiamato tutti i primi cittadini, “soprattutto quelli delle grandi città, a mantenere un senso di responsabilità e di cooperazione anche nei confronti dei Comuni più piccoli, che hanno le stesse esigenze delle metropoli in fatto di sicurezza”. Ma è stato il responsabile ANCI per la sicurezza, Flavio Zanonato, ad entrare per primo nel merito della questione, affermando che “le ordinanze hanno lo stesso effetto dei farmaci sintomatici: non arrivano a rimuovere la radice del problema, e spesso non fanno altro che delocalizzarlo. Per questo bisognerebbe coniugare alla repressione anche attività di prevenzione e inclusione sociale”. Piercarlo Fabbio, sindaco di Alessandria, ha posto poi l’accento sulla questione delle risorse, “finora spese solo dai sindaci”, e sulla necessita di una “ristrutturazione organizzativa delle polizie locali, in modo da rendere più efficace il loro compito nella battaglia per la sicurezza”. Per Fiorenza Brioni, sindaco di Mantova, ”è necessario eliminare dal Patto di stabilità le risorse spese dai Comuni per le politiche di sicurezza, in modo da avere maggiori risorse da liberare”. Inoltre, per il primo cittadino di Mantova, “i sindaci dovrebbero essere maggiormente parte attiva nella gestione della sicurezza, non solo con la possibilità di emanare ordinanze”. Sulla stessa linea di Brioni gli interventi del sindaco di Modena, Giorgio Pighi,e dell’assessore alla sicurezza di Parma, Fabio Fecci. Più dura la linea del sindaco di Varese, Attilio Fontana, il quale riprende le affermazioni di Zanonato per sostenere che “sono necessarie politiche di repressione, perché la continua attenzione alle politiche di prevenzione ci ha portato alla situazione di oggi”. Allo stesso modo, per Fontana, “non si può intraprendere la strada della regolarizzazione di una parte degli immigrati irregolari, perché questo vorrebbe dire mandare un messaggio alle organizzazioni criminali, incoraggiandole a proseguire con i loro traffici”. Tornando al tema specifico delle ordinanze, Mauro Franzinelli, assessore alla sicurezza di Novara, ammette che “di certo non sono la soluzione di tutti i mali, ma ci hanno aiutato a far percepire meno insicurezza ai nostri cittadini, e questo per noi è già un buon risultato”. Concorde con Franzinelli sull’efficacia delle ordinanze sulla sicurezza percepita anche Roberto Reggi, primo cittadino di Piacenza, che però sottolinea “le ordinanze hanno solo spostato i problemi. Per noi sindaci andare oltre vuol dire renderci conto che la funzione a noi assegnata è quella preventiva, e non quella repressiva. Completamente opposto l’invito rivolto a Maroni dal sindaco di Verona, Flavio Tosi, che chiede invece “una norma più incisiva, che possa applicarsi non solo a livello di sanzioni amministrative”. La più critica sull’efficacia delle ordinanze è infine Marta Vincenzi, sindaco di Genova “non è vero che i reati sono diminuiti-afferma- e per questo dobbiamo sottolineare l’inefficacia di chi grida alla tolleranza zero. E’ necessario piuttosto riscoprire il valore delle politiche integrate sulla sicurezza e delle iniziative di sicurezza partecipata, che sono già presenti sui nostri territori. (mv)
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L’istituzione di servizio centrale per la sicurezza urbana all’interno del quale lavorino insieme ANCI, Comuni e Ministero dell’Interno, “in modo da avere quotidianamente una visione di quello che accade, dei problemi e delle novità e di poter agire con vere politiche di sicurezza integrata”. Questa la proposta avanzata da Flavio Zanonato – sindaco di Padova, Responsabile ANCI politiche per la sicurezza urbana, nel suo intervento al convegno sulla sicurezza urbana in corso di svolgimento presso la prefettura di Novara.
Il sindaco di Padova ha sottolineato come oggi i primi cittadini affrontino fenomeni di microcriminalità che nel tempo si sono evoluti, mentre “noi abbiamo sempre le stesse leggi di una volta”. A suo parere le ordinanze che possono emettere in sindaci, anche grazie ai nuovi poteri conferiti dal pacchetto sicurezza, “sono efficaci come qualsiasi farmaco sintomatico perché intercettano e segnalano il problema ,ma non hanno la capacità di incidere sulla radice del fenomeno”. “Anzi – ha proseguito Zanonato – le ordinanze spesso riescono solo a delocalizzare i problemi, per la cui soluzione non bastano solo le politiche repressive. Per risolvere i problemi bisogna che tali politiche vadano di pari passo con quelle educative, prevenzione, e di inclusione sociale”, ha sottolineato.
Infine, sul tema delle ronde, il Responsabile ANCI politiche per la sicurezza urbana ha ammonito “va evitata la creazione di forme politicizzate che pensino di sostituirsi alle forze dell’ordine.” (mv)
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